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- Lombardia: accessi per bronchiolite da 6.000 a soli 1.500.
- Nirsevimab: riduce il rischio di ospedalizzazione fino all'89%.
- Veneto: ricoveri per VRS scesi a 345 da 1.154.
È in atto una significativa trasformazione nel panorama della prevenzione della bronchiolite, una patologia respiratoria che colpisce in modo particolare i neonati e i lattanti durante i mesi invernali. L’attenzione si concentra sul Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), principale responsabile di questa malattia, e sulle strategie per contrastarne la diffusione e gli effetti.
L’impatto delle campagne di immunizzazione
Le campagne di immunizzazione, come quella promossa dalla Regione Lombardia, hanno dimostrato di poter ridurre drasticamente i casi di bronchiolite da VRS. In Lombardia, si è passati da circa 6.000 accessi nelle stagioni 2022/23 e 2023/24 a soli 1.500 nella stagione successiva, con una conseguente diminuzione dei ricoveri da 2.350 a 600. Questi risultati tangibili hanno spinto Forza Italia a proporre l’uniformazione della normativa a livello nazionale, auspicando un obbligo vaccinale per tutti i neonati e lattanti alla loro prima stagione epidemica. L’obiettivo è garantire pari opportunità di prevenzione su tutto il territorio nazionale e ridurre la pressione sulle strutture sanitarie. Nel corso della campagna 2024/2025, in Bergamasca sono state distribuite 6.769 iniezioni dell’anticorpo monoclonale contro il VRS, raggiungendo una copertura del 75,71%.
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L’efficacia del Nirsevimab confermata dagli studi
Un importante studio condotto in Toscana e pubblicato sul «Journal of Infection» ha confermato l’efficacia del nirsevimab, l’anticorpo monoclonale utilizzato anche in Lombardia, nel prevenire l’infezione da VRS. I risultati dello studio RAENHoB, coordinato dal Meyer di Firenze, indicano una riduzione del rischio di ospedalizzazione fino all’89% nei neonati sani e pretermine che hanno ricevuto la profilassi con nirsevimab. Nessun bambino immunizzato coinvolto nello studio è stato ricoverato in terapia intensiva. La Toscana è stata tra le prime regioni in Italia ad avviare una campagna pubblica e gratuita di immunizzazione con nirsevimab, raggiungendo una copertura del 90% tra gli aventi diritto. Questi dati confermano il ruolo determinante di una strategia di profilassi mirata e ben organizzata.

L’impegno del Veneto e le prospettive future
Anche la Regione Veneto si prepara a riprendere, a partire da ottobre 2025, la campagna di prevenzione della bronchiolite rivolta ai bambini fino all’anno di età e ai piccoli più fragili fino ai 24 mesi. L’obiettivo è proteggere i bambini nati tra ottobre 2025 e settembre 2026. Nel 2024, la partecipazione alla campagna in Veneto è stata considerevole, consentendo l’erogazione di 28.650 dosi di anticorpo. Grazie a questa iniziativa, i ricoveri per VRS sotto l’anno di vita sono scesi a 345 nella stagione 2024/25, rispetto ai 1.154 riscontrati nel medesimo periodo dell’anno precedente. Le giornate di degenza legate a complicanze dell’infezione da VRS si sono ridotte del 73%. Questi risultati incoraggianti dimostrano l’efficacia delle campagne di prevenzione e l’importanza di un approccio coordinato tra ospedali, pediatri di famiglia, servizi di prevenzione e famiglie.
Verso una strategia nazionale unificata
La crescente consapevolezza dell’efficacia delle strategie di prevenzione contro il VRS sta spingendo verso una maggiore uniformità a livello nazionale. L’interpellanza urgente al ministro della Salute Orazio Schillaci, presentata da Alessandro Sorte, deputato bergamasco di Forza Italia, mira a definire una strategia nazionale per armonizzare i criteri di somministrazione e superare le disomogeneità regionali. L’obiettivo è garantire pari opportunità di prevenzione per tutti i bambini italiani e valutare l’introduzione dell’obbligo di immunizzazione per tutti i neonati e lattanti alla loro prima stagione epidemica. L’esperienza della Toscana, con il suo studio multicentrico che dimostra l’efficacia del vaccino anti-RSV, rappresenta un modello da seguire per implementare politiche di immunoprofilassi efficaci e sostenibili.
Un futuro più sereno per i neonati: la prevenzione come chiave di volta
In definitiva, l’innovazione farmaceutica e le strategie di prevenzione mirate rappresentano una svolta nella lotta contro la bronchiolite da VRS. La possibilità di ridurre drasticamente i ricoveri e le complicanze legate a questa infezione offre un futuro più sereno per i neonati e le loro famiglie.
Innovazione farmaceutica e business case: un binomio vincente L’introduzione del nirsevimab e la sua comprovata efficacia rappresentano un esempio lampante di come l’innovazione farmaceutica possa tradursi in un concreto beneficio per la salute pubblica. Dal punto di vista del business case, l’investimento in ricerca e sviluppo di nuovi farmaci e anticorpi monoclonali si rivela strategico, in quanto consente di ridurre i costi sanitari legati all’ospedalizzazione e alla gestione delle complicanze.
*Un passo avanti nella prevenzione: l’immunizzazione passiva*
L’immunizzazione passiva, ottenuta attraverso la somministrazione di anticorpi monoclonali come il nirsevimab, rappresenta un approccio innovativo nella prevenzione delle infezioni respiratorie nei neonati. A differenza dei vaccini tradizionali, che stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi, l’immunizzazione passiva fornisce una protezione immediata, ma di durata limitata. Questa strategia si rivela particolarmente utile nei neonati, il cui sistema immunitario è ancora immaturo e meno reattivo alla vaccinazione.
Riflessioni sul futuro della prevenzione
L’esperienza maturata con il nirsevimab e le campagne di immunizzazione contro il VRS apre nuove prospettive per la prevenzione delle malattie infettive nei neonati. È fondamentale continuare a investire in ricerca e sviluppo per individuare nuove strategie di immunizzazione, sia passive che attive, in grado di proteggere i bambini fin dai primi mesi di vita. Allo stesso tempo, è necessario promuovere una maggiore consapevolezza tra i genitori sull’importanza della prevenzione e sull’efficacia delle nuove terapie disponibili. Solo attraverso un impegno congiunto di istituzioni, operatori sanitari e famiglie sarà possibile garantire un futuro più sano e protetto per i nostri bambini.