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- La pala del 1518 torna a Pirano dopo decenni.
- Trasferita a Padova nel 1943 per proteggerla dalla guerra.
- Rivendicata da oltre 20 anni dalla Slovenia.
La Pala di Carpaccio tra Italia e Slovenia
La vicenda della pala rinascimentale “Madonna col Bambino e i Santi” di Vittore Carpaccio, datata 1518, si tinge di sfumature politiche e identitarie. Quest’opera, custodita per decenni a Padova, è al centro di un acceso dibattito in vista della sua possibile restituzione alla Slovenia. La notizia, diffusa dalla televisione di Capodistria, ha sollevato un’ondata di reazioni, soprattutto in concomitanza con la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Lubiana, prevista per il 10 e l’11 settembre.
L’opera, considerata di straordinaria bellezza e valore artistico, è rivendicata da oltre vent’anni dalla Slovenia, che ne reclama la provenienza da una chiesa istriana. Durante la Seconda guerra mondiale, per proteggerla dai danni del conflitto, fu trasferita a Roma, un’azione all’epoca considerata legittima poiché avvenuta all’interno del territorio nazionale italiano. Da allora, le amministrazioni italiane ne hanno sempre sostenuto la permanenza quale componente essenziale del patrimonio culturale del paese.
La possibile cessione ha scatenato proteste e appelli da parte di figure politiche e rappresentanti della comunità istriana. Il senatore di Fratelli d’Italia, Roberto Menia, ha sollecitato a compiere ogni sforzo per preservare l’opera in Italia, mentre l’europarlamentare Anna Maria Cisint ha espresso il “dolore e lo smarrimento” dell’Unione degli Istriani di fronte a questa eventualità. Cisint ha inviato una lettera al Presidente Mattarella, sottolineando come la cessione sarebbe percepita come una ferita profonda dalla comunità istriana, che ha subito spoliazioni e ha dovuto abbandonare i propri beni.

Un Percorso di Valorizzazione e Restituzione
La “Madonna col Bambino, i santi Ambrogio, Pietro, Francesco, Antonio, Chiara, Giorgio e due angeli musicanti” di Vittore Carpaccio, realizzata nel 1518, è pronta a fare ritorno a Pirano, in Slovenia, il luogo per cui era stata originariamente concepita. Questo rimpatrio è il risultato di una collaborazione internazionale tra istituzioni religiose, studiosi e autorità civili italiane e slovene.
L’opera, che testimonia la fase tarda dell’attività del pittore veneziano, si distingue per la raffinatezza della composizione, l’attenta stesura cromatica e i dettagli iconografici di notevole interesse. In particolare, degni di nota sono il panorama urbano di Pirano, riprodotto con estrema accuratezza sullo sfondo, e la raffigurazione di San Giorgio, patrono della città, la cui presenza richiama la narrazione popolare secondo cui il santo protesse la località da un’intensa tempesta.
Nel 1940, durante la Seconda guerra mondiale, la pala fu trasferita a Villa Manin di Passariano, in provincia di Udine, per proteggerla dai pericoli del conflitto. Nel 1943, fu poi trasferita al convento di Sant’Antonio di Padova, dove è stata custodita e, dal 1995, esposta al pubblico nel Museo Antoniano.
La decisione di restituire l’opera è maturata grazie alla progressiva normalizzazione dei rapporti tra Italia e Slovenia e alla restituzione del complesso conventuale di Pirano alla Provincia Religiosa Slovena. Il ritorno della pala è stato preceduto da un evento celebrativo, il “Saluto a Carpaccio”, tenutosi il 30 agosto presso la Basilica di Sant’Antonio, con interventi storico-artistici, visite guidate e concerti di musica rinascimentale.
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La Storia di un’Opera tra Due Sponde dell’Adriatico
La storia della pala di Carpaccio è un intreccio di eventi che coinvolgono l’Italia e la Slovenia, due conventi, istituzioni religiose, Belle Arti e privati, sullo sfondo della Seconda guerra mondiale. Allo scoppio delle ostilità nel 1940, l’opera fu messa al riparo a Villa Manin, per poi essere trasferita al convento del Santo a Padova nel 1943, a causa dell’armistizio e della situazione politica incerta.
Il rientro della pala nella sua sede originaria costituisce un gesto di grande rilevanza, scaturito da un prolungato impegno congiunto della Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova dei Frati minori conventuali e del Museo Antoniano. La concomitanza con la visita del Presidente Mattarella in Slovenia sottolinea la collaborazione tra studiosi, religiosi e autorità civili dei due Paesi.
L’opera, realizzata nel 1518 per la chiesa del convento di San Francesco di Pirano, rappresenta la Madonna col bambino, i santi Ambrogio, Pietro, Francesco, Antonio, Chiara, Giorgio e due angeli musicanti, sullo sfondo del paesaggio piranese. Il dipinto, pur mantenendo uno schema compositivo tradizionale, si distingue per la cura dei dettagli, le angolature prospettiche e la stesura del colore.
Tra i motivi iconografici caratterizzanti, spiccano il paesaggio di Pirano, la presenza di san Giorgio, patrono della città, e l’inserimento di san Francesco e sant’Antonio, i cui volti sono resi come veri ritratti. La presenza di sant’Ambrogio, rara nell’area di influenza veneta, potrebbe essere legata ai fermenti eterodossi del dibattito religioso nell’Istria del tempo.
Riflessioni sul Valore del Patrimonio Culturale e la Cooperazione Internazionale
La vicenda della pala di Carpaccio ci invita a riflettere sul valore del patrimonio culturale e sulla sua importanza per l’identità di una comunità. La restituzione di quest’opera alla Slovenia non è solo un atto di giustizia storica, ma anche un esempio di cooperazione internazionale e di dialogo tra culture diverse.
Un concetto base di innovazione farmaceutica e business case farmaceutiche applicabile a questo contesto è la “valorizzazione del patrimonio culturale attraverso la collaborazione transnazionale“. In questo caso, la restituzione della pala di Carpaccio rappresenta un’opportunità per rafforzare i legami tra Italia e Slovenia, promuovendo la conoscenza e la fruizione di un’opera d’arte di inestimabile valore.
Un concetto avanzato di innovazione farmaceutica e business case farmaceutiche è la “creazione di valore condiviso attraverso la gestione sostenibile del patrimonio culturale“. Questo significa che la restituzione della pala di Carpaccio non deve essere vista come una perdita per l’Italia, ma come un’opportunità per creare valore per entrambe le nazioni, attraverso la promozione del turismo culturale, la ricerca scientifica e la valorizzazione delle tradizioni locali.
La vicenda della pala di Carpaccio ci ricorda che il patrimonio culturale è un bene comune, che va tutelato e valorizzato nell’interesse di tutti. La cooperazione internazionale e il dialogo tra culture diverse sono strumenti fondamentali per raggiungere questo obiettivo, contribuendo a costruire un futuro di pace e prosperità per tutti.