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- L'ASA interferisce con la proteina Spike del SARS-CoV-2.
- Riduce l'affinità della proteina per il recettore ACE2.
- Mitiga il danno polmonare, la fibrosi causata dalla proteina Spike.
- Studi dal 2021 al 2023 suggeriscono riduzione del rischio di forme gravi.
Nel pieno della pandemia da COVID-19, un farmaco ben noto e ampiamente utilizzato, l’acido acetilsalicilico, è tornato al centro dell’attenzione scientifica. <a class="crl" href="https://www.pharma-bullet.it/breakthrough-drug-discoveries/aspirina-e-metastasi-la-scoperta-italiana-che-riaccende-la-speranza/”>Nuove ricerche dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri hanno rivelato come questo antinfiammatorio non steroideo (FANS), comunemente impiegato per alleviare dolori e infiammazioni, possa svolgere un ruolo significativo nel contrastare l’infezione da SARS-CoV-2. Lo studio, pubblicato sulla rivista Frontiers in Immunology, ha svelato i meccanismi molecolari attraverso i quali l’acido acetilsalicilico (ASA) può interferire con l’ingresso del virus nelle cellule umane, aprendo nuove prospettive terapeutiche.
Il meccanismo d’azione: un’interferenza con la proteina Spike
La ricerca si è concentrata sull’interazione tra l’ASA e la proteina Spike del SARS-CoV-2. Questa proteina, situata sulla superficie del virus, funge da “chiave” per agganciarsi al recettore ACE2 presente sulle cellule umane, consentendo al virus di penetrare e avviare l’infezione. Gli scienziati hanno scoperto che concentrazioni di ASA paragonabili a quelle raggiungibili nell’organismo umano sono in grado di modificare la glicosilazione della proteina Spike. Questo processo, che influenza la struttura e la funzionalità della proteina, ne riduce l’affinità per il recettore ACE2. In altre parole, l’ASA rende più difficile per il virus legarsi alle cellule e infettarle.
“Abbiamo osservato che l’acido acetilsalicilico induce modificazioni strutturali della proteina Spike tali da limitarne la capacità di legarsi al recettore ACE2,” ha spiegato Luca Perico, primo autore dello studio.
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Oltre l’inibizione virale: protezione polmonare
Gli effetti benefici dell’ASA non si limitano all’interferenza con l’ingresso del virus nelle cellule. I modelli sperimentali utilizzati nella ricerca hanno dimostrato la capacità dell’ASA di mitigare il danno polmonare, la fibrosi e l’infiammazione causate dalla proteina Spike. Questi risultati suggeriscono che l’ASA può proteggere i polmoni dai danni causati dall’infezione da SARS-CoV-2.
I test di laboratorio hanno evidenziato come l’ASA sia in grado di attenuare le conseguenze negative della proteina Spike, in termini di lesioni, sviluppo di fibrosi e stati infiammatori a livello dei polmoni.

Un percorso di ricerca iniziato durante la pandemia
Questo studio si inserisce in un filone di ricerca più ampio, avviato durante la pandemia, che ha esplorato il potenziale terapeutico degli antinfiammatori non steroidei nel trattamento del COVID-19. Studi precedenti dell’Istituto Mario Negri, pubblicati tra il 2021 e il 2023, avevano già suggerito che l’uso tempestivo di questi farmaci potesse ridurre il rischio di evoluzione verso forme gravi della malattia e la necessità di ricovero ospedaliero. Una ricerca indipendente del 2024 aveva riaffermato l’importanza dei farmaci antinfiammatori nella gestione precoce delle patologie respiratorie. Il nuovo lavoro aggiunge un tassello cruciale, dimostrando un’azione mirata dell’ASA sul virus stesso.
Ciononostante, gli specialisti raccomandano prudenza.
Nella gestione delle fasi iniziali dell’infezione da SARS-CoV-2, l’assunzione di antinfiammatori non steroidei deve avvenire esclusivamente su consiglio e prescrizione medica, mai autonomamente, questo il parere di Giuseppe Remuzzi, direttore dell’IRCCS Mario Negri.
Implicazioni e prospettive future: un nuovo paradigma terapeutico?
La scoperta del meccanismo d’azione dell’acido acetilsalicilico contro il SARS-CoV-2 apre nuove prospettive nel trattamento del COVID-19. Sebbene siano necessari ulteriori studi per confermare questi risultati e definire le modalità di utilizzo dell’ASA, questa ricerca suggerisce che un farmaco antico e ampiamente disponibile potrebbe svolgere un ruolo importante nel contrastare la pandemia. L’acido acetilsalicilico, grazie alla sua azione antinfiammatoria e alla sua capacità di interferire con l’ingresso del virus nelle cellule, potrebbe rappresentare un’arma in più nella lotta contro il COVID-19, soprattutto nelle fasi iniziali dell’infezione.
Riflessioni conclusive: l’innovazione farmaceutica tra passato e futuro
Amici lettori, questa vicenda ci ricorda quanto l’innovazione farmaceutica possa nascere anche dalla riscoperta di farmaci esistenti. L’acido acetilsalicilico, un pilastro della medicina da oltre un secolo, si rivela ora un potenziale alleato nella lotta contro un virus moderno. Questo evidenzia come la ricerca scientifica, con la sua capacità di svelare meccanismi nascosti, possa dare nuova vita a molecole consolidate, aprendo orizzonti terapeutici inaspettati.
Una nozione base di innovazione farmaceutica, in questo contesto, è la riprofilatura di farmaci esistenti, ovvero l’individuazione di nuove applicazioni terapeutiche per molecole già note e utilizzate per altre patologie. Questo approccio può accelerare lo sviluppo di nuove terapie, riducendo i tempi e i costi associati alla scoperta di nuovi farmaci.
Una nozione più avanzata riguarda invece l’analisi in silico e la modellizzazione molecolare. Gli scienziati, attraverso sofisticati software, possono simulare l’interazione tra farmaci e proteine virali, identificando potenziali bersagli terapeutici e ottimizzando la struttura delle molecole per massimizzare la loro efficacia. Questo approccio, combinato con studi in vitro e in vivo, può accelerare la scoperta di nuovi farmaci e la riprofilatura di quelli esistenti.
Vi invito a riflettere su come la scienza, con la sua incessante ricerca e la sua capacità di guardare oltre le apparenze, possa trasformare un farmaco comune in una potenziale arma contro una pandemia globale. E a considerare come l’innovazione farmaceutica, spesso associata a scoperte rivoluzionarie, possa nascere anche dalla riscoperta e dal perfezionamento di ciò che già conosciamo.








