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- I farmaci veterinari costano fino a 10 volte di più.
- Il mercato italiano delle cure supera 1 miliardo di euro.
- Assicurazioni: giro d'affari stimato a 320 milioni nel 2023.
Analisi comparativa dei costi: un divario inaccettabile?
Il settore della cura degli animali domestici è in fermento, con una spesa in costante crescita che tocca nervi scoperti, specialmente nel campo dei farmaci. Un’ombra di dubbio aleggia sui prezzi dei medicinali veterinari, spesso più elevati rispetto alle loro controparti umane, malgrado condividano il principio attivo. Si tratta di una speculazione di mercato, oppure i costi elevati sono giustificati da investimenti specifici in ricerca e sviluppo per il benessere animale?
Numerose inchieste giornalistiche hanno sollevato il velo su questa disparità economica, portando alla luce come farmaci veterinari, basati sugli stessi principi attivi di quelli destinati all’uso umano, possano raggiungere costi cinque, persino dieci volte superiori. Pensiamo, ad esempio, a un diuretico canino come il Diuren, chimicamente identico al Lasix per umani (furosemide): la differenza di prezzo è abissale. Lo stesso si verifica con antibiotici come Synulox (veterinario) e Amoxicillina (umano), o con farmaci per l’ipertensione come Fortekor (veterinario) e Benazepril (umano).
Questa realtà incide pesantemente sul bilancio familiare, mettendo a dura prova la capacità dei proprietari di garantire le cure necessarie ai propri animali. Le aziende farmaceutiche giustificano tali prezzi con i presunti costi maggiori legati alla ricerca e allo sviluppo di farmaci specifici per ogni specie animale. È innegabile che la registrazione di un farmaco veterinario richieda studi clinici mirati per ciascuna specie, allungando i tempi e gonfiando i costi di sviluppo.
Non bisogna dimenticare che il mercato veterinario è sensibilmente più ristretto rispetto a quello umano, il che significa un ritorno economico inferiore per le aziende. Questa dinamica si traduce in una minore concorrenza e in una scarsa presenza di farmaci generici, perpetuando prezzi elevati nel lungo periodo. La filiera dei farmaci veterinari è quindi complessa, con dinamiche che favoriscono una lievitazione dei prezzi difficile da giustificare. Si stima che il mercato italiano delle cure veterinarie, considerando farmaci e servizi, superi il miliardo di euro annui, una cifra considerevole che alimenta un acceso dibattito sulla sua sostenibilità.
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Normative e potere decisionale: chi controlla i prezzi dei farmaci per animali?
Un’altra questione cruciale riguarda le normative che regolano i prezzi dei farmaci veterinari. A differenza dei farmaci destinati all’uso umano, i prezzi dei medicinali per animali non sono soggetti a contrattazione tra l’agenzia italiana del farmaco (AIFA) e le aziende farmaceutiche. Ciò concede alle aziende una libertà considerevole nel determinare i prezzi, aprendo la porta a possibili speculazioni.
A ciò si aggiunge una direttiva europea del 2001, rafforzata da un regolamento del 2019, che ha progressivamente limitato la possibilità per i veterinari di prescrivere farmaci umani, obbligandoli a utilizzare farmaci veterinari specifici, salvo rare eccezioni. Questa restrizione, spesso percepita come eccessiva, è stata oggetto di dibattito e contestazioni da parte di veterinari e associazioni animaliste. Si è creata, di fatto, una barriera all’ingresso per farmaci a basso costo, potenzialmente adatti anche all’uso veterinario, limitando la scelta terapeutica e gravando sui costi per i proprietari.
Il decreto legislativo 218/2023 ha ulteriormente modificato il quadro normativo, inasprendo le restrizioni sull’uso di farmaci umani in veterinaria. Questo decreto, che ha abrogato il precedente decreto legislativo 193/2006, ha sollevato preoccupazioni tra i veterinari, che temono una limitazione della loro autonomia professionale e un aumento dei costi per i proprietari di animali domestici.
La mancanza di un ente regolatore che intervenga nella determinazione dei prezzi dei farmaci veterinari crea un vuoto normativo che favorisce le aziende farmaceutiche, le quali possono imporre prezzi elevati senza un reale controllo. Questa situazione è ulteriormente aggravata dalla limitazione all’uso di farmaci umani, che impedisce ai veterinari di scegliere la soluzione terapeutica più appropriata ed economica per i propri pazienti.
Il risultato è un sistema che appare sbilanciato, dove gli interessi delle aziende farmaceutiche prevalgono sulla salute e sul benessere degli animali e sulla capacità economica dei loro proprietari. La trasparenza sui criteri di determinazione dei prezzi e un maggiore controllo da parte delle autorità competenti sono necessari per garantire un accesso equo alle cure veterinarie.
Voci dal settore: un coro di opinioni discordanti
Il tema dei prezzi dei farmaci veterinari scatena un acceso dibattito che coinvolge veterinari, aziende farmaceutiche e associazioni di consumatori. Le opinioni sono divergenti e spesso contrastanti, riflettendo la complessità della questione.
Alcuni veterinari lamentano come, fino a qualche anno fa, fosse prassi comune utilizzare farmaci umani (soprattutto pediatrici) per curare gli animali, basandosi sul peso e sulla risposta clinica. La restrizione a favore dei farmaci veterinari viene vista da alcuni come una manovra delle lobby farmaceutiche per incrementare i profitti, limitando la libertà prescrittiva dei veterinari e aumentando i costi per i proprietari.
Il dottor Enrico Moriconi, noto veterinario e figura di spicco nella difesa dei diritti degli animali, ha espresso forti critiche nei confronti di questa situazione, sottolineando come i farmaci umani vengano spesso testati sugli animali prima di essere utilizzati sull’uomo. Considera paradossale la proibizione del loro utilizzo in veterinaria, quando si tratta di farmaci sicuri ed efficaci, con un costo inferiore rispetto ai farmaci veterinari.
Le aziende farmaceutiche, dal canto loro, insistono sulla necessità di coprire i costi di ricerca e sviluppo, che sono particolarmente elevati nel settore veterinario. Sottolineano come i farmaci veterinari siano formulati e testati appositamente per gli animali, garantendo la loro sicurezza ed efficacia. Affermano che i prezzi dei farmaci veterinari riflettono i costi di produzione, ricerca e sviluppo, e che non vi è alcuna speculazione di mercato.
Le associazioni di consumatori, invece, denunciano il rischio di speculazione e chiedono maggiore trasparenza sui prezzi e una regolamentazione più efficace del settore. La Lega Anti Vivisezione (LAV) si è battuta a lungo per consentire ai veterinari di prescrivere farmaci umani in determinate condizioni, ma il nuovo decreto legislativo 218/2023 ha parzialmente smantellato i progressi ottenuti, limitando la possibilità di utilizzare farmaci umani a basso costo.
Il dibattito è aperto e complesso, con argomentazioni valide da entrambe le parti. È necessario un confronto costruttivo tra tutti gli attori coinvolti per trovare soluzioni che garantiscano un accesso equo alle cure veterinarie, senza penalizzare i proprietari di animali domestici e senza compromettere la ricerca e l’innovazione nel settore farmaceutico veterinario.

Assicurazioni veterinarie: una soluzione al problema dei costi?
Di fronte all’aumento dei costi delle cure veterinarie, molti proprietari di animali domestici si rivolgono alle assicurazioni veterinarie come possibile soluzione. Tuttavia, è importante valutare attentamente i termini e le condizioni delle polizze assicurative per comprendere appieno la copertura offerta e i relativi costi.
Le assicurazioni veterinarie possono coprire una vasta gamma di spese, tra cui visite veterinarie, interventi chirurgici, farmaci, esami diagnostici e terapie. Tuttavia, è importante notare che le polizze assicurative spesso prevedono franchigie, massimali di spesa e limitazioni di copertura per determinate condizioni mediche o per animali anziani.
Secondo una ricerca condotta da Grand View Research, il mercato italiano delle assicurazioni dedicate agli animali da compagnia è in espansione significativa, con un giro d’affari stimato di 320 milioni di euro nel 2023 e proiezioni che lo vedono raggiungere i 963 milioni di euro entro il 2030. Nonostante questa crescita, resta il problema delle franchigie e delle limitazioni che spesso lasciano scoperti i proprietari, soprattutto in caso di interventi complessi o per animali anziani.
Molti proprietari si trovano a dover affrontare spese veterinarie elevate nonostante abbiano sottoscritto una polizza assicurativa, a causa delle franchigie, dei massimali di spesa e delle limitazioni di copertura. Questo può portare molti proprietari a rinunciare alle cure necessarie per i propri animali, con conseguenze negative sulla loro salute e benessere.
Le assicurazioni veterinarie possono rappresentare una soluzione utile per far fronte ai costi delle cure veterinarie, ma è fondamentale valutare attentamente i termini e le condizioni delle polizze assicurative per comprendere appieno la copertura offerta e i relativi costi. È importante confrontare diverse offerte assicurative e scegliere la polizza più adatta alle proprie esigenze e al proprio budget.
Oltre i numeri: riflessioni sull’innovazione e l’etica nel settore farmaceutico
Il cuore di questo dibattito, al di là delle cifre e delle normative, risiede in una riflessione più ampia sull’innovazione farmaceutica e sulla sua etica applicazione. Il settore farmaceutico, sia umano che veterinario, è per sua natura un campo in cui la ricerca e lo sviluppo richiedono ingenti investimenti. È quindi legittimo che le aziende farmaceutiche cerchino di recuperare tali investimenti e di ottenere un profitto. Tuttavia, questo profitto non dovrebbe mai essere ottenuto a scapito della salute e del benessere dei pazienti, siano essi umani o animali.
Un concetto base nell’innovazione farmaceutica e nei business case farmaceutici è la value-based pricing, ovvero la determinazione del prezzo di un farmaco in base al suo valore terapeutico. Questo significa che un farmaco innovativo, che offre un significativo beneficio clinico rispetto alle terapie esistenti, può avere un prezzo più elevato. Tuttavia, questo prezzo deve essere giustificato dal valore terapeutico reale del farmaco e deve essere accessibile ai pazienti che ne hanno bisogno.
Un concetto più avanzato è quello della collaborazione precompetitiva, in cui diverse aziende farmaceutiche collaborano nella ricerca e nello sviluppo di nuove terapie, condividendo i costi e i rischi. Questo approccio può ridurre i costi di sviluppo dei farmaci e accelerare l’innovazione, rendendo le terapie più accessibili ai pazienti.
Ma come si applicano questi concetti al settore veterinario? Forse la risposta risiede in una maggiore trasparenza sui costi di ricerca e sviluppo dei farmaci veterinari, in un maggiore controllo da parte delle autorità competenti sui prezzi e in un maggiore incentivo alla produzione di farmaci generici veterinari. Forse è necessario rivedere le normative che limitano l’uso di farmaci umani in veterinaria, consentendo ai veterinari di scegliere la soluzione terapeutica più appropriata ed economica per i propri pazienti.
L’innovazione farmaceutica deve essere guidata da un’etica che mette al centro la salute e il benessere dei pazienti, siano essi umani o animali. Solo così potremo garantire un accesso equo alle cure per tutti, senza compromettere la ricerca e l’innovazione nel settore farmaceutico.
Il futuro della farmacia veterinaria dipende dalla nostra capacità di trovare un equilibrio tra innovazione, accessibilità e controllo dei prezzi, per garantire che i nostri amici animali ricevano le cure di cui hanno bisogno, senza gravare eccessivamente sui loro proprietari.
- Pagina AIFA sui meccanismi di determinazione dei prezzi farmaceutici.
- Pagina dell'EMA sui medicinali veterinari, normative e valutazioni scientifiche.
- Materiale didattico sui medicinali veterinari, utile per approfondire il tema.
- Scheda tecnica di FORTEKOR PLUS con informazioni su pimobendan e benazepril.








