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Ustioni di Crans-Montana: l’ECMO e l’antibiotico che salvano la vita

Dopo il drammatico incendio, un focus sulle cure avanzate per i giovani ustionati, tra cui l'uso dell'ECMO e l'arrivo di un antibiotico innovativo non ancora disponibile in Italia.
  • Paziente trasferito al Policlinico per insufficienza respiratoria trattata con ECMO.
  • Xacduro, nuovo antibiotico, importato grazie alla mobilitazione della Regione Lombardia.
  • Nelle prime ore, perdite di liquidi fino a 4 litri/ora per ustioni.

A seguito del drammatico evento incendiario a Crans-Montana, la discussione si sposta inevitabilmente verso le sistematiche cure avanzate rivolte ai giovani colpiti da gravi ustioni. Si delinea un contesto articolato che include il ricorso a soluzioni tecnologiche innovative come l’ECMO, oltre alla necessità di reperire antibiotici moderni, attualmente non accessibili nel nostro Paese.

Trasferimento e supporto ECMO: una speranza per l’insufficienza respiratoria

Un giovane paziente che era inizialmente accolto presso l’ospedale Niguarda è stato recentemente trasferito al prestigioso Policlinico di Milano. Tale scelta è stata concordata dai medici specializzati e ha lo scopo fondamentale di assicurare standard elevatissimi nella cura fornita. Sebbene non presenti un’ampia superficie cutanea affetta da ustioni rilevanti, il paziente sta affrontando una grave insufficienza respiratoria, ulteriormente complicata da condizioni patologiche pregresse.

Considerato come uno dei centri d’eccellenza nel panorama sanitario regionale per la cura delle forme acute e severe d’insufficienza respiratoria, il Policlinico offre competenze cliniche sofisticate nell’applicazione dell’ECMO (Extra Corporeal Membrane Oxygenation). Grazie a questa innovativa procedura è possibile estrarre sangue dall’organismo, ossigenarlo artificialmente prima della reintroduzione, permettendo così ai polmoni compromessi la possibilità di recuperarsi adeguatamente attraverso un periodo propizio al loro riposo.

In merito a questa questione, il professor Giacomo Grasselli, esperto Anestesista Rianimatore nonché Direttore del Dipartimento Area Emergenza Urgenza presso il Policlinico milanese, sottolinea come vi siano due distinte categorie nell’ambito dell’ECMO: quello veno-venoso dedicato al supporto ventilatorio ed il tipo veno-arterioso progettato specificamente per la salvaguardia delle funzioni cardiache. La procedura in questione implica l’inserimento di una cannula all’interno di un grande vaso venoso. Questo dispositivo consente al sangue di fluire verso un ossigenatore, noto per le sue proprietà simili a quelle del polmone artificiale, destinato a facilitare gli scambi gassosi.

La durata del supporto ECMO è variabile, potendo protrarsi anche per mesi in base alla gravità della condizione. Le principali complicazioni riscontrabili possono essere attribuite al contatto tra sangue e materiali artificiali, un fenomeno capace di indurre coagulazione, comportando così necessità di anticoagulanti per i pazienti interessati; questo aumenta significativamente il rischio di emorragia. A ciò si aggiungono le problematiche derivanti da un allettamento prolungato, dai trasferimenti in terapia intensiva, nonché dalla possibilità dell’emergere di insufficienze agli organi.
In soggetti affetti da ustioni gravi, ad esempio, l’insufficienza respiratoria è frequentemente conseguente all’inquinamento atmosferico proveniente da fumi tossici, unitamente a possibili infezioni polmonari ed altre complicazioni correlate. Il processo di intubazione assieme alla ventilazione meccanica estesa contribuisce a incrementare ulteriormente il potenziale insorgere di infezioni nel tratto respiratorio inferiore. L’allentamento del supporto ECMO avviene in modo progressivo, allorché il paziente comincia a recuperare autonomia nella funzionalità respiratoria col supporto temporaneo del ventilatore stesso. Nel caso sia stata fornita assistenza ECMO per una problematica reversibile specifica, esiste spesso la probabilità che le capacità fisiologiche polmonari siano restaurate nella loro piena normalità.

Cosa ne pensi?
  • 🚑 Speriamo che i giovani si riprendano presto......
  • 🤔 Mi chiedo se l'ECMO sia davvero la soluzione......
  • 💰 Quanto costa tutto questo? Chi paga?......

Antibiotico di ultima generazione: una risorsa contro le infezioni

In arrivo in Italia un innovativo antibiotico non ancora disponibile sul mercato nazionale: questo medicinale rappresenta una risposta terapeutica fondamentale per uno dei ragazzi coinvolti nell’incidente avvenuto a Crans-Montana e attualmente assistito al Policlinico di Milano. Il nuovo farmaco integra i principi attivi sulbactam e durlobactam, ideati appositamente per mitigare il considerevole rischio d’infezione che incombe su pazienti con gravi ustioni. Questa minaccia risulta particolarmente accentuata quando gli stessi soggetti subiscono danni respiratori dovuti all’inalazione nociva dei fumi.

Il preparato farmacologico portato alla ribalta è chiamato Xacduro, approvato dalla FDA esclusivamente per pazienti adulti; grazie a un’efficace mobilitazione della Regione Lombardia, si sta procedendo con la sua importazione dall’estero. Un’importante collaborazione giunge dal nosocomio Humanitas, che ha offerto sostegno immediato nell’approvvigionamento del medicinale; ulteriormente contribuendo alla causa sono state le scorte messe a disposizione dall’ospedale San Martino di Genova, fornite attraverso un rapido trasporto realizzato da AREU.

Ustioni gravi: un percorso di cura complesso e multidisciplinare

Le ustioni gravi rappresentano una problematica medica complessa, che mette a rischio la sopravvivenza del paziente. La pelle, organo vitale, svolge un ruolo fondamentale nella protezione contro agenti biologici e chimici e nel controllo della perdita di liquidi e calore. Quando l’ustione interessa gli strati profondi, la pelle perde la sua funzione protettiva e diventa un terreno fertile per le infezioni.
Nelle prime ore successive a una grande ustione, si verifica un massiccio spostamento di liquidi dal circolo sanguigno verso i tessuti ustionati, con perdite che possono raggiungere i 4 litri all’ora. Questo squilibrio richiede un rimpiazzo endovenoso continuo e finemente calibrato di liquidi e sostanze, per prevenire danni a reni, fegato, cuore e cervello.
Un momento critico successivo è l’eliminazione tempestiva del tessuto cutaneo necrotico e la copertura delle zone ustionate con materiali in grado di offrire protezione dalle infezioni, ripristinando temporaneamente la barriera epidermica e favorendo la rigenerazione cutanea spontanea. Questa delicata fase clinica richiede una cooperazione stretta tra il chirurgo plastico, incaricato di stabilire i tempi e i metodi per la copertura delle lesioni cutanee, e l’anestesista-rianimatore, il cui compito primario consiste nell’allestire le condizioni adeguate per condurre interventi lunghi e articolati. Gli individui colpiti da ustioni affrontano numerosi trattamenti chirurgici distribuiti su ampie tempistiche per limitare il rischio considerevole legato a tali operazioni.
In questo contesto vitale emerge con forza l’importanza dell’assistenza infermieristica: gli operatori sanitari sono impegnati a curare ogni dettaglio riguardante la vita quotidiana del paziente. Ciò comprende il monitoraggio dei parametri vitali e della percezione del dolore insieme alla somministrazione rigorosa dei medicinali necessari; non trascurando altresì l’osservazione attenta della funzionalità polmonare o la direzione delle cure più elaborate come quella dialitica.

Dopo aver superato le prime ore critiche post-intervento si entra nella seconda fase terapeutica; questa può durare settimane se non mesi interi, caratterizzati dall’esecuzione incessante di operazioni chirurgiche multiple, dal dover affrontare procedure mediche gravose quali le medicazioni sgradevoli ma necessarie, oltre ad affrontare resistenze agli agenti anti-infettivi più comuni, accanto all’implementazione necessaria sul fronte nutrizionale. Un’esperienza particolarmente lunga ed estenuante che richiede resilienza emotiva elevata sia dai professionisti sanitari coinvolti sia dalle famiglie degli stessi malcapitati.

L’Innovazione Farmaceutica al Servizio della Vita: Un Orizzonte di Speranza

La vicenda dei giovani ustionati di Crans-Montana mette in luce l’importanza cruciale dell’innovazione farmaceutica e della sua rapida applicazione in situazioni di emergenza. L’utilizzo dell’ECMO e l’importazione di antibiotici di ultima generazione rappresentano esempi concreti di come la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie mediche possano fare la differenza tra la vita e la morte.

L’innovazione farmaceutica, in questo contesto, non è solo una questione di progresso scientifico, ma anche di etica e responsabilità sociale. La capacità di rendere disponibili rapidamente farmaci e terapie innovative, anche quando non ancora commercializzati in un determinato paese, è un segno di civiltà e di attenzione verso i bisogni dei pazienti.
Dal punto di vista del business case farmaceutico, questa situazione evidenzia la necessità di modelli di collaborazione più agili e flessibili tra aziende farmaceutiche, ospedali e istituzioni governative. La possibilità di accedere a farmaci “unlicensed” in situazioni di emergenza, attraverso procedure semplificate e accordi specifici, può salvare vite umane e migliorare significativamente l’outcome dei pazienti. La situazione emersa da Crans-Montana sollecita una profonda riflessione riguardo al dignitoso valore della vita umana, evidenziando così quanto sia cruciale investire nei settori della ricerca e dello sviluppo farmacologico. Le sfide sanitarie che affrontiamo oggi richiedono un impegno costante affinché si possa assicurare il massimo accesso alle cure adeguate.

L’investimento nell’innovazione farmaceutica rappresenta dunque una scelta strategica orientata verso il nostro avvenire collettivo.

Nel panorama dell’innovazione nel settore farmacologico risulta fondamentale considerare il principio dell’accesso anticipato ai farmaci; questo meccanismo concede opportunità d’impiego a trattamenti non ufficialmente approvati in situazioni critiche o nei confronti di pazienti con condizioni patologiche severe sprovvisti delle dovute alternative terapeutiche. Proseguendo su questa linea concettuale, merita attenzione anche la questione legata alla real-world evidence: qui siamo dinanzi all’importanza del raccoglimento sistematico dei dati clinici generati dal lavoro quotidiano degli operatori sanitari; ciò consente una verifica dell’efficacia reale oltre gli ambiti degli studi controllati.
Pertanto interroghiamoci: quali azioni possono essere intraprese sia individualmente che come collettività per facilitare lo sviluppo dell’innovazione nel settore farmacologico? E come possiamo assicurarci che tali trattamenti siano fruibili da chiunque ne necessiti?


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)
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